XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno A

O Padre, sempre pronto ad accogliere pubblicani e peccatori appena si dispongono a pentirsi di cuore, tu prometti vita e salvezza a ogni uomo che desiste dall'ingiustizia: il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola e ci doni gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù. Egli è Dio...

Nessuno è emarginato per Dio

La parabola dei due figli giustifica l’orientamento che prende Cristo verso i «disprezzati », questa nuova categoria di poveri.
Gesù rivolge la parabola ai grandi sacerdoti e agli anziani del popolo, così come ne rivolge altre dello stesso tono ai farisei (Lc 18,9).


Con queste parabole egli ribadisce la sua predilezione per i peccatori, per i disprezzati da coloro che si ritengono giusti. Egli giunge perfino a dire che questi «poveri» sono più vicini alla salvezza dei benpensanti che si ritengono giusti e amati da Dio perché compiono scrupolosamente tutti i dettami della Legge. E non si ferma soltanto alle parole: entra in casa di Zaccheo, si lascia lavare i piedi da una prostituta, sottrae l’adultera al linciaggio dei «puri». Questi «poveri» sono vicini alla salvezza perché la loro vita permette a Dio di manifestare la sua misericordia. La parabola si rivolge, dunque, a coloro che si chiudono alla Buona Novella, a coloro che non vogliono riconoscere l’identità di Dio in nome della propria giustizia e si sentono paghi della propria sufficienza.

La legge dello sporcarsi le mani

La fedeltà a Dio e la giustizia non si giudicano dal dire «sì», o dalla vigna che si possiede (immagine della appartenenza razziale al popolo eletto!), ma dai fatti.
Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani e rischiare la faccia nella ricerca di nuovi valori più vicini alla libertà, all’amore, alla felicità dell’uomo. E sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21). Le parole, le ideologie possono ingannare, possono essere un’illusione o un paravento. La verità dell’uomo si scopre nelle sue opere. Esse sono inequivocabili. Solo qui l’uomo mostra ciò che è.
Comprendiamo allora quel detto di Gesù che provoca scandalo alle orecchie dei benpensanti: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Ufficialmente, secondo le categorie religiose e i criteri morali esteriori dell’epoca, essi hanno detto «no», ma di fatto ciò che conta è la loro profonda disponibilità: la volontà di compiere, non a parole ma a fatti, le opere di penitenza.
Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare Israele e di adottare le nazioni pagane. E' stato il comportamento nei riguardi del Messia che ha fatto loro perdere il ruolo che esercitavano nell’ordine della mediazione. Il modo con cui vivevano il loro «sì» alla Legge li ha portati a dire di «no» al Vangelo.

Al di là delle pratiche

E ancora diffusa una concezione esteriore e quantitativa della religiosità dei gruppi e delle persone (quasi che essa si possa misurare soltanto in base all’appartenenza sociologica o alla presenza di certe pratiche religiose facilmente verificabili: messa, sacramenti, preghiere, devozioni, elemosine...).
A provocare questo equivoco contribuiscono anche certe ricerche socioreligiose che codificano convenzionalmente una scala di religiosità e di appartenenza ecclesiale che, se da un certo punto di vista obbliga ad aprire gli occhi su penose situazioni, dall’altra è ben lontana dall’esaurire il complesso fenomeno della religiosità sia di gruppo che individuale.
Al di là della pratica e della appartenenza esteriore e giuridica, esiste una presenza e un chiaro influsso cristiano ed evangelico in strati di popolazione apparentemente marginali ed estranei.
La religione come è vissuta da molti cristiani presenta diversi livelli e diverse modalità di esperienza. Può essere vissuta come una somma di pratiche, di devozioni, di riti quasi fine a se stessi; come una visione del mondo e delle cose; come un criterio di giudizio su persone, valori, avvenimenti.
Può manifestarsi come codice morale e norma dell’agire o come integrazione fede-vita, cioè come sintesi sul piano del giudizio e dell’azione, fra il messaggio del Vangelo e le esigenze e gli impegni della propria vita personale e comunitaria.

Il vero cristiano opera l’integrazione fede-vita. Il «sì» della sua fede diventa cioè il «sì» della sua vita; la parola e la confessione delle labbra diventano azione e gesto delle sue mani e del suo fare. Così la discriminante tra il «sì» e il «no» non passa attraverso le pratiche e l’osservanza delle leggi, ma attraverso la vita.

Chiediamo al Padre di guidarci nella sua verità e di istruirci, perché è lui il Dio della nostra salvezza e perché nella sua bontà e rettitudine noi speriamo, convinti che ci guiderà secondo giustizia. 
Preghiamo dicendo:R/ Ascoltaci Signore. 

  1. Perché nella Chiesa ci sia consolazione in Cristo, conforto derivante dalla carità, comunanza di spirito e sentimenti di amore e di compassione. Preghiamo. R/ Ascoltaci Signore.
  2. Perché i cristiani siano consapevoli di essere stati scelti e mandati da Dio a lavorare la vigna del mondo, portando tra gli uomini gli stessi sentimenti di Cristo. Preghiamo. R/ Ascoltaci Signore.
  3. Per tutti coloro che si spendono a favore dei poveri, dei malati e degli emarginati, perché il Signore doni loro l’energia dello Spirito e la consolazione della sua amicizia. Preghiamo. R/ Ascoltaci Signore.
  4. Per coloro che rifiutano Cristo, perché non smettano di cercare la verità ed il senso della vita, al fine di lasciare spazio al Signore che troverà la via per farsi riconoscere. Preghiamo. R/ Ascoltaci Signore.
  5. Perché nella nostra comunità non ci siano vignaioli pigri, egoisti o ipocriti, ma persone amorevoli e buone, umili e zelanti. Preghiamo. R/ Ascoltaci Signore.

Ricordati, Padre, della tua fedeltà e della tua misericordia. Non punirci per i nostri peccati, ma esaudisci le nostre preghiere, perché possiamo essere come tu ci vuoi, seguendo la via tracciata dal tuo Figlio Gesù. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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