O Padre, giusto e grande nel dare all'ultimo operaio come al primo, le tue vie distano dalle nostre vie quanto il cielo dalla terra; apri il nostro cuore all'intelligenza delle parole del tuo Figlio, perché comprendiamo l'impagabile onore di lavorare nella tua vigna fin dal mattino. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
La chiave di lettura proposta da Cristo stesso per la parabola si trova al v.15.
Il rimprovero fondamentale che viene fatto al padrone della vigna (Dio) è la sua mancanza di giustizia, rimprovero già formulato dal figlio maggiore al padre della parabola del figlio prodigo (Lc 15,29-30), rimprovero dei «buoni» Giudei nel sentire la dottrina della retribuzione (Ez18,25-29), rimprovero di Giona per il perdono accordato da Dio a Ninive pagana (Gio 4,2).
Giustizia degli uomini e giustizia di Dio
In ognuno di questi casi i testi oppongono alla giustizia di Dio, concepita alla maniera degli uomini, il suo comportamento misericordioso, nuovo per gli uomini (Lc 15,1-2). A questa obiezione Cristo risponde: il padrone della vigna è «giusto» (alla maniera umana) coi primi, poiché dà loro ciò che era stato convenuto, ed è «giusto» con gli ultimi (alla maniera divina), perché non era impegnato da alcuna conversione nei loro riguardi.
Afferma poi il primato della bontà di Dio: la sua maniera di agire non contrasta con la giustizia umana, ma la trascende totalmente nell’amore. Di conseguenza il patto concluso fra il padrone della vigna e i suoi operai si presenta come un’immagine dell’alleanza fra Dio e i suoi, alleanza che non ha alcun rapporto con il contratto «do ut des» che i Giudei volevano trovarvi, ma è un atto gratuito di Dio (Dt 7,7-10; 4,7).
L’alleanza è pertanto un dono dell’amore gratuito del Padre, fondato sulla sua assoluta libertà e suppone la nostra (Gal 3,16-22; 4,21-31). Applicando una giustizia ai primi e un’altra agli ultimi, Dio vuole prima di tutto attestare il suo amore per gli uni e per gli altri, tenendo conto delle diverse situazioni in cui ciascuno si trova.
Gesù vuol mettere in guardia i suoi connazionali dall’orgoglioso atteggiamento di chi avanza pretese nei confronti di Dio e giudica la sua bontà e la scelta operata: Dio è buono e fedele e la sua bontà, proprio perché sovrana, trova nuovi modi di affermarsi sempre di più per il bene dei chiamati. Nello stesso tempo la conclusione della parabola, in cui avviene un capovolgimento tra i primi e gli ultimi, vuoi essere un richiamo agli Ebrei che, primi alla chiamata di Dio, rischiano nella grettezza della loro giustizia di essere sopravanzati da coloro che sono stati chiamati successivamente, perché il regno è unicamente dono e grazia della bontà del Signore.
La logica del regno
«I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (prima lettura). La logica di Dio è diversa da quella degli uomini, talora, anzi, opposta ed inconciliabile con essa, comunque superiore sempre. Spesso quello che per l’uomo è guadagno, per Dio è perdita; e quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo. La parola di Dio, il suo giudizio comportano un radicale rovesciamento di valori: i primi sono gli ultimi (vangelo); i beati sono quelli che piangono; i veri ricchi sono quelli che abbandonano ogni cosa; chi vuoi salvare la propria vita la perde...
La legge del suo regno sembra essere il paradosso, l’inedito, l’inatteso. Dio sceglie le cose deboli e disprezzabili di questo mondo per confondere le forti e le stimabili. Non sceglie il primo ma l’ultimo, non il giusto ma il peccatore, non il sano ma l’ammalato. Fa più festa per la pecorella smarrita e ritrovata che non per le novantanove al sicuro nel chiuso.
Il Dio cristiano è l’«assolutamente-Altro», l’imprevedibile. Nessuna categoria umana lo può «catturare». Egli sfugge ad ogni definizione e rivela continuamente nuovi aspetti del suo mistero.
Le preferenze di Dio
Ma c’è un tratto del volto di Dio che Gesù ha rivelato con chiarezza e insistenza senza uguali; la preferenza data ai poveri, agli umili, agli ultimi. Essi, a contatto con la benevolenza gratuita e preveniente di Dio, sono destinati ad essere i primi, i ricchi, gli eletti.
Non bisogna dimenticare l’avventura del popolo ebraico che da primo divenne ultimo, da eletto divenne temporaneamente respinto. La parabola di Gesù conserva il suo valore di monito anche per i nuovi chiamati, che sono già entrati a far parte del regno, perché anche per essi vi è il pericolo di assumere l’atteggiamento dei primi chiamati, e di dimenticare che quanto hanno è solo dono e quindi non può motivare nessuna rivalsa e nessuna pretesa.
PREGHIAMO
O Dio, che nell'amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa' che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna. Per il nostro Signore...
TANTI SALUTI
UNITI NELLA PREGHIERA
BUONA DOMENICA

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